Un tema spesso riesumato durante periodi di forte contraddizione sociale è quello della libertà d’azione e di scelta individuale, irrimediabilmente tradotto e interpretato dai più audaci (o dai più irresponsabili) come la possibilità di scegliere autonomamente e senza alcun diritto d’appello altrui. In altre parole, voglio fare il cazzo che mi pare, la vita è mia e decido io, perché? Perché sono libero. Oppure ancora, come recentemente suggerito dalle massime sfere della nostra scena politica, “Ah no? Non posso?”.
Questa linea di pensiero, molto istintiva e primordiale, fondata sulla volontà di appellarsi alla propria totale indipendenza decisionale presenta degli indubbi e immediati vantaggi agli occhi del singolo che la pratica, ma inevitabilmente crolla non appena contestualizzata in una società che prevede costanti e frequenti interazioni sociali con altri individui, anch’essi teoricamente liberi di appellarsi alla propria legge personale.
Assenza di regole, Far West, legge del più forte, anarchia, possiamo chiamarla nei modi più disparati. Personalmente preferisco riassumerla come il paradosso dell’autostrada. Partendo dal presupposto di essere completamente liberi nel prendere determinate decisioni, ed estremizzando a titolo squisitamente dimostrativo, un individuo potrebbe assurdamente decidere di imboccare un’autostrada in contromano – Assolutamente da non fare!! – e percorrerla a 180 km/h – Ah no? Non posso? – No, non puoi perché in una società ci sono altre persone che, per comodità e sicurezza di tutti, rispettano le regole che sanciscono l’obbligo di viaggiare nella stessa direzione e nell’apposita carreggiata. Quindi no, non puoi.
Abbastanza chiaro e semplice no? Certo, estremizzare un concetto rende più facile spiegarne le implicazioni dirette ed immediate. Un’azione particolarmente rischiosa, come viaggiare in contromano in autostrada, evidenzia subito i potenziali danni e la loro pericolosità su noi stessi e sugli altri. Fortunatamente infatti, quasi nessuno, se non per errore o palese stato di alterazione decisionale, decide di imboccare un’autostrada in senso contrario inneggiando alla propria libertà individuale con un epico e tragicomico “Fanculo alle regole!”.
Quindi le regole le rispettiamo solo se percepiamo il rischio dal quale queste ci mettono al sicuro? Teoricamente no, purtroppo, in pratica, troppo spesso sì. Un breve inciso, ci sono regole e regole, oggi parliamo di regole che disciplinano la sicurezza di tutti e che non riguardano strettamente il singolo individuo. Se vuoi fare il rivoluzionario e non pagare la TARI – Assolutamente da non fare!! – quasi sicuramente non farai del male a nessuno, puoi anche cantare a squarciagola “La libertà” di Gaber mentre cestini il modello di pagamento. Probabilmente, qualcuno prima o poi si sentirà libero di venire a presentarti il conto di questa tua libertà auto-proclamata, ma questa è un’altra storia.
Tornando a noi, si parlava del rispetto delle regole nelle situazioni di rischio, più precisamente vogliamo provare a calarci nell’attuale condizione dovuta al COVID-19. Basta una rapida occhiata ai numeri per comprendere che si tratta di una situazione che coinvolge il mondo intero, non pochi di noi, non una ristretta porzione selezionata della popolazione. In aggiunta, stiamo parlando di una condizione dove l’interazione sociale tra diversi individui è il primo step per la trasmissione del virus. In altre parole, se dobbiamo interagire in maniera abbastanza stretta (vis a vis, stesso ambiente chiuso, ecc ecc..) siamo ugualmente esposti alla medesima condizione di rischio.
Viviamo in una società vasta e complessa, fortemente disomogenea, in cui esistono parecchie situazioni personali e familiari che, anche senza COVID, sono costrette a vivere con maggiore attenzione e prudenza la propria quotidianità, per cercare di ridurre al minimo determinati rischi che potrebbero generare situazioni di pericolo individuali anche gravi. Per molte di queste persone, la pandemia ha solo risvegliato o rafforzato consuetudini e buone abitudini con cui devono convivere da tutta la vita. Si tratta di persone abituate a dover fare sacrifici e a rispettare determinate regole di cui la maggior parte di noi non ha la benché minima idea.
Possiamo davvero permetterci di non rispettare le regole perché non percepiamo il rischio? Perché noi personalmente non vediamo il pericolo? Abbiamo il diritto di mettere a rischio la libertà di rimanere in salute di qualcun altro? Parliamo di persone vere, di famiglie, di affetti e di vite umane. No, non possiamo.
La Costituzione Italiana definisce all’articolo 3 qual è il diritto alla vita per ogni essere umano: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona“. Vita, libertà e sicurezza. Non possono essere distinti, non si può fare una selezione solo di quel che ci fa più comodo perché non c’è libertà se stiamo mettendo a rischio la sicurezza altrui. Non è libertà obbligare gli altri ad accettare il fatto che noi non vogliamo rispettare le regole.
Grazie alle regole viviamo in una società libera, regole che di volta in volta sono state scritte, definite e cambiate anche a costo di enormi sacrifici sociali e individuali. La generazione di chi scrive, è la generazione dei nipoti di quelli che han vissuto 1 se non 2 guerre per garantirci la libertà sociale. Non è libertà ripagarli senza rispettare le regole.
