Si è chiuso un anno nefasto, impossibile negarlo. Per molti aspetti e senza ombra di dubbio, la peggior annata a memoria di molte generazioni. Adolescenti, ventenni, trentenni e così via, nessuno ricorda un anno analogamente pieno di rinunce, sacrifici e isolamenti.
Certo, ripercorrendo la storia basta riavvolgere il nastro per ritrovare molteplici condizioni ugualmente critiche per l’intera umanità. Per le generazioni più giovani è però la prima vera sfida che la comunità si trova ad affrontare nel suo complesso, non si tratta di un problema per pochi, questa condizione disagevole ha coinvolto tutti.
Come in tutte le tematiche sociali anche il COVID-19 ha impattato in maniera differente le diverse fasce d’età della popolazione mondiale. Voglio focalizzarmi in particolare sulla fascia che mi riguarda più da vicino, quella dai 20 ai 30 anni, ovviamente non per maggiore o minore importanza, quanto per un sincero e diretto coinvolgimento personale.
Il 2020, per la mia generazione, verrà ricordato come l’anno da dimenticare. L’anno in cui siamo stati costretti a fermarci e a isolarci. Ritengo importante considerare un particolare aspetto della vita di chi ha tra i 20 e i 30 anni. Sono gli anni in cui si costruisce l’adulto che verrà.
Si sceglie e si completa il percorso universitario. Arrivano, presto o tardi ma arrivano, le prime esperienze lavorative, più o meno specializzanti. Si comincia insomma a comprendere in dettaglio come gira il mondo del lavoro. Si muovono i primi passi e si consolida l’autonomia e l’indipendenza come individui.
Sono gli anni in cui si ha la possibilità di realizzare i propri sogni, di instradare il percorso per raggiungerli e di pianificare i progetti futuri. Sono gli anni in cui si comincia a risparmiare e a investire per il futuro. Sono gli anni di formazione, di creazione e di sperimentazione degli esseri umani che saremo. Sono anni in cui è fondamentale provare, sbagliare, rischiare e grazie a tutto questo imparare.
Ora, proviamo a fermarci un secondo e a rileggere tutti gli aspetti appena snocciolati in chiave pandemica. Sembra di aver costruito un muro davanti a un’auto in corsa, in piena accelerazione.
I giovani, in piena rampa di lancio verso la vita, pronti ad accelerare e ad affrontare la propria esperienza come individui indipendenti al massimo della propria velocità e delle proprie forze, improvvisamente si trovano a dover combattere con un nemico che fa di tutto per rallentare, ostacolare, dividere, isolare, bloccare e rinchiudere.
Pensiamo a quanto il mondo delle relazioni umane e interpersonali sia fondamentale per le giovani generazioni. L’esperienza, cardine della costruzione della maturità e della fase adulta delle nostre vite, viene accumulata in larga parte grazie alla possibilità di interagire all’interno del contesto sociale insieme agli altri individui.
Il contatto e l’interazione con le persone, sia a livello professionale che personale, è una componente imprescindibile del percorso di formazione che un giovane deve percorrere nel corso della sua vita. Un percorso che, in questo momento, dobbiamo continuare in una condizione di isolamento.
Noi giovani, non è un segreto, facciamo schifo a star da soli. Non è solo una questione di utilità ragionata per il futuro. Abbiamo la necessità di condividere, esplorare, essere curiosi e sentirci lanciati nella nostra vita. Il 2020 ci ha messo di fronte a un obbligo, morale e/o legale, di distanziamento, di rinuncia all’innato senso di libertà giovanile.
Ci siamo dovuti chiudere nelle nostre piccole case o stanze che sono passate dall’essere il rifugio sicuro a una forma di prigionia forzata. Lo spazio che una volta era l’espressione della nostra indipendenza abitativa si è trasformato in un vincolo.
Abbiamo dovuto imparare a rinunciare agli affetti, al contatto fisico e umano delle amicizie e delle relazioni. Ciò che era lontano è diventato per lo più irraggiungibile, ciò che era vicino è diventato lontano a seconda della rigidità del decreto di turno.
Potremmo continuare la lista degli aspetti negativi di questo 2020 ma preferisco leggere in maniera differente e soprattutto in chiave futura la condizione che stiamo affrontando.
La vita, prima o poi, impone a tutti un balzo di crescita inaspettato. Solitamente questo avviene quando un individuo viene improvvisamente posto di fronte a una situazione complessa, difficile e spesso dolorosa, che genera una maturazione spontanea nella persona che deve affrontarla. Ora, stiamo osservando un’intera generazione che, in un sol colpo, sarà obbligata a maturare per affrontare l’emergenza sanitaria e sociale globale scatenata dal COVID-19.
Se riguardo la storia, le generazioni che hanno saputo dare il meglio di sé, sono state quelle che in giovane età hanno dovuto affrontare condizioni socialmente difficili e avverse. La speranza è che una volta usciti da questo incubo mondiale, sapremo sfruttare al meglio la nostra resilienza e fare il salto di qualità. La speranza è che saremo in grado di cambiare passo e plasmare il mondo che verrà nei prossimi anni.
Foto in copertina di aatlas da Pixabay

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