Mi piace soffermarmi sul concetto di “prospettiva” e su come e quanto esso riempia la nostra quotidianità, spesso senza che nemmeno ce ne accorgiamo, in maniera pressoché automatica. Infatti, viviamo una vita fatta di prospettive, sequenziali, mutevoli e potenzialmente infinite.
Riprendendo la concezione geometrica di prospettiva, ovvero la “tecnica figurativa che consente di rappresentare corpi tridimensionali su un piano, in modo che di essi si abbia la stessa immagine che si avrebbe con la visione diretta”, possiamo meglio comprendere come essa si applichi in senso figurato alla vita di tutti i giorni
La prospettiva, fondamentalmente, non è altro che un modo per riassumere il concetto del ‘punto di vista’, in questo caso il nostro punto di vista, su fatti, situazioni, avvenimenti, pensieri, scambi di opinioni e così via. La prospettiva è quindi la personale percezione della nostra vita e di tutto ciò che la riguarda.
Ogni individuo vive dunque secondo la propria prospettiva, unica e inimitabile, ogni esperienza che si trova ad affrontare. Ma come può venirci in aiuto, oppure ostacolarci, questa consapevolezza della prospettiva?
Uno dei tanti esempi pratici che possiamo osservare per comprendere come la consapevolezza della prospettiva possa impattare direttamente l’esperienza è l’escursione in alta montagna: solitamente, in questi casi, ci si pone un obiettivo da raggiungere, una quota, una vetta o un rifugio che, specialmente nelle escursioni di lunga durata, non sono visibili alla partenza.
Infatti, le camminate più dure e impegnative da affrontare sono quelle in cui l’obiettivo da raggiungere rimane nascosto alla vista fino a poco prima del suo raggiungimento. Immaginate la fatica fisica e mentale necessaria da mettere in campo, senza mai avere una chiara prospettiva di quanto ancora sia lungo il cammino, o di quanti ostacoli ancora rimangano da superare.
Inoltre, la parte finale del percorso è spesso la più complessa, la fatica raggiunge il suo picco e le energie il loro minimo, il paesaggio diventa più selvaggio e il tragitto più arduo e complicato. Dopo ore di cammino ancora la meta non si vede, eppure nella maggior parte dei casi il traguardo è lì a pochi passi.
Una semplice prospettiva diversa, dall’alto per esempio, permetterebbe di affrontare gli ultimi sforzi con una consapevolezza completamente differente, abilitando una valutazione più realistica della situazione in cui ci si trova e di quanto ancora rimane da fare, ottenendo così maggiori stimoli ed energie mentali per completare il percorso.
Giustamente, non potendo semplicemente alzarsi in volo e guardare tutto dall’alto, bisogna ricorrere ad alcuni trucchi per garantire la possibilità di cambiare la prospettiva; un occhio attento alla durata del percorso e al tempo impiegato, punti di riferimento visibili studiati in precedenza, il controllo dell’altimetro e del profilo altimetrico del percorso possono permettere, in qualsiasi momento, di avere una prospettiva molto più vicina alla realtà rispetto a quella offerta da quel che gli occhi vedono.
Tramite questo semplice esempio, possiamo applicare l’approccio a quel che la vita ci porta ad affrontare, ovvero una serie di obiettivi e risultati che ci prefissiamo di raggiungere attraverso percorsi ed esperienze spesso impegnativi e faticosi.
Sono molteplici i momenti in cui le difficoltà sembrano superare le energie a disposizione e i gli obiettivi troppo lontani o addirittura irraggiungibili. In questi casi, il cambio di prospettiva può essere la carta vincente per meglio considerare la realtà e non lasciare che la specifica prospettiva, potenzialmente viziata, vada a governare il nostro comportamento.
Queste considerazioni rimangono estremamente valide anche per tutto quel che riguarda la sfera delle opinioni personali. Troppo spesso ai giorni nostri veniamo bombardati da una serie di informazioni sovradimensionata e spesso contrastante, a cui può risultare difficile far fronte con una prospettiva coerente e fedele alla realtà.
Mantenere la consapevolezza che tutto ciò che vediamo e sentiamo verrà sempre da noi interpretato come una personale e soggettiva prospettiva, ci permetterà all’occorrenza di intervenire razionalmente su di essa ed eventualmente raffinarla e modificarla.
Tramutare automaticamente le nostre personali prospettive in realtà e verità inattaccabili, può condurci alla creazione di una sorta di consapevolezza parallela potenzialmente dannosa.
Foto in copertina di pcdazero da Pixabay
