Correre, correre. sì, ma dove?

Chi ha mai provato a fare una corsetta, anche solo amatoriale, probabilmente sa già quanto risulta difficile correre senza darsi un obiettivo, anche minimo. Distanza, ritmo, una destinazione oppure un percorso prefissati sono imprescindibili per portare a termine la corsa e difficilmente la si affronta solo con il pensiero “vediamo fin dove arrivo”.

Ecco, ci sono momenti nella vita in cui questa metafora della corsa rischia di vedersi applicata nella vita di tutti i giorni. Sto correndo, ma verso dove?

Nel trovarmi di fronte a questa domanda ormai per l’ennesima volta, sono andato a riesumare un ricordo del lontano 2013. Un ricordo di quando ancora era abitudine quotidiana affidare i propri pensieri sparsi in un post sulla bacheca di Facebook, in cui scrivevo:

Viviamo in un mondo fatto di canoni; o ti adegui o ti escludi. Viviamo in un mondo dove la verità è un dubbio costante, un’incognita da ricercare tra infinite menzogne. Viviamo in un mondo dove il soldo è il vero e unico monarca; schiavi e intrappolati nella nostra creazione. Viviamo in un mondo dove la realizzazione personale è stata relegata all’ultimo posto nella “lista delle cose da fare”. Viviamo in un mondo dove la gente si ammazza perché si pensa in modi differenti. Viviamo in un mondo che sta morendo perché noi lo stiamo distruggendo. Ora, io mi domando, che futuro ci aspetta? Beh, magari usciremo anche da questo baratro economico, ma la vera crisi è ben diversa; peccato che nessuno la veda..

Rileggendo pezzo per pezzo quei pensieri del me ventunenne, inevitabilmente sorrido.

I canoni esistono, più forti che mai. Si sono moltiplicati quasi all’inverosimile. Basti pensare all’attualissima esigenza di suddividere in specifiche categorie le persone a seconda delle più disparate motivazioni, orientamenti o preferenze. Non siamo semplicemente tutti esseri umani?

Ha invece più senso parlare di verità negli anni d’oro delle Fake News e dei tuttologi, che ancora spopolano e dilagano e a cui non sembra esserci alcun rimedio?

Il soldo come unico monarca: rido ancora di più e ricordo quando da universitario avevo poche certezze, se non la volontà di evitare un lavoro nelle vendite e nella consulenza. Indovina chi ora lavora come commerciale per una società di consulenza (con discreto divertimento, inutile negarlo..)?

La realizzazione personale, all’alba dei trent’anni, è sempre più spesso fusa e intrecciata con la realizzazione professionale. Il Covid ha indubbiamente aggravato questo legame malsano, privando la maggior parte di noi della propria sfera personale per lungo periodo (ci ho dedicato un intero articolo a fine 2020). Rimane in ogni caso il fatto che, per soddisfare l’una delle due, troppo spesso si è forzati a rinunciare all’altra, impedendo quel sano bilanciamento di cui oggi sentiamo un enorme bisogno.

La gente continua ad ammazzarsi perché evidentemente dopo duemila e passa anni ancora non siamo in grado di riconoscere il valore di ogni singola vita umana e dei suoi affetti e legami come più importante di ogni altra cosa al mondo.

Il mondo sta morendo e noi siamo ancora ben lontani dall’aver iniziato a prendercene cura. C’è indubbiamente più consapevolezza del tema ma non possiamo certamente parlare di un cambio di rotta radicale o di un netto miglioramento.

E ora, la domanda finale, a cui sicuramente 8 anni fa nel momento in cui la affidavo ai social guardavo con la speranza di trovare risposte negli anni a venire: che futuro ci aspetta?

Ci aggiorniamo tra una decina d’anni…

Foto in copertina di Baggeb da Pixabay

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