Un nuovo equilibrio

Chi mi conosce sa che in passato mi sono occupato per qualche anno di scrivere di sostenibilità. Una passione nata ai tempi dell’università, un concetto a cui mi ero affezionato credendo molto nella sua bontà e validità.

Ho dedicato alcuni anni alla creazione di contenuti informativi incentrati su tematiche relative alla sostenibilità, con la convinzione di fare la mia piccola parte per trasmettere un messaggio in cui credevo fortemente.

Ricordo che il fattore che più mi aveva appassionato era relativo alla sua trasversalità. Spesso infatti la sostenibilità viene esclusivamente associata all’ambiente e a tematiche “green”. In realtà, la sostenibilità è sinonimo a tutto tondo dell’approccio del prendersi cura con l’obiettivo di far durare. Un comportamento, o atteggiamento, sostenibile tiene in considerazione l’equilibrio di pesi e carichi che vengono distribuiti su tutte le parti che compongono il sistema in oggetto.

Parliamo quindi di un’applicazione estremamente attuale e attuabile agli scenari odierni, alla vita comune e alle dinamiche personali di tutti i giorni. La sostenibilità richiede un bilanciamento continuo, un equilibrio stabile che permetta di andare sempre a compensare eventuali eccessi, in modo da non provocare la compromissione definitiva del sistema.

Se da giovane universitario con il sogno di “salvare il mondo” (quanti di noi lo hanno avuto?) ho dovuto progressivamente disilludermi sulle tematiche più ambientaliste, in quanto il peggioramento delle condizioni climatiche mondiali è ormai ampiamente noto, così come nota è la gravità e l’irreparabilità della situazione, mi ritrovo ora a fare sempre più spesso valutazioni sulla sfera personale e professionale, e sulla loro sostenibilità.

Il punto di partenza è sicuramente dare sempre il massimo con sé stessi per garantire il giusto equilibrio tra le due anime, privata e lavorativa, a seconda degli obiettivi e dei risultati che si vuole raggiungere. La complessità emerge però nel momento in cui ci si ritrova ad agire all’interno di un sistema che fa del proprio mantra l’accumulo, l’immediatezza e l’outperformance sui risultati, sempre.

Come si può manipolare l’equilibrio quando si viene continuamente sottoposti a una spinta sistemica di cui si è solamente una parte infinitesimale? Esiste realmente un modo per sfuggire a questa forza, o quantomeno per controllarla anche solo parzialmente? Negli ultimi anni la percezione di questa spinta è aumentata esponenzialmente anche “grazie” alle limitazioni alla vita privata a cui ci si è trovati esposti a causa del COVID-19, mentre la pressione lavorativa, specialmente in alcuni settori, è cresciuta a dismisura occupando quasi la totalità di ogni giornata.

Il business, d’altra parte, ha sempre fame. In un momento storico dove la componente personale è stata fortemente sacrificata, le aziende hanno saputo rispondere “ehi, guarda quanta produttività in più!”. Non può sorprendere come questo abbia poi generato una risposta definita come fenomeno della ‘Great Resignation’, dove a partire dal 2021, specialmente giovani e lavoratori del settore digitale e sanitario (ma non solo) hanno rassegnato spontaneamente le proprie dimissioni in numero mai visto prima.

Sembra verosimile che il modello lavorativo e aziendale odierno sia ormai troppo distaccato dalle aspettative delle giovani classi di lavoratori che cercano qualcosa di differente, qualcosa di realmente a misura della loro sfera personale e non il viceversa, come è stato finora. Un equilibrio decisamente più sostenibile, dove non sia presente quell’incessante richiesta di continuare a correre e a sacrificare tanti aspetti che non si ritengono più secondari.

Come in ogni fase di transizione sociale, la differenza sarà fatta dalla capacità delle classi politiche e dirigenti di riconoscere, comprendere e accettare il cambiamento che sta avvenendo. Diversamente, si sceglierà di rimanere ostinatamente vincolati a un modello ormai estemporaneo con la probabile conseguenza di un ulteriore ampliamento del divario e del distacco tra le aspettative delle nuove generazioni e la proposta professionale e sociale.

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